lunedì 12 aprile 2010

Brevi cenni storici
di Adriano Imperatori

Fin dai primordi l'uomo comprese che perdere sangue vuol dire perdere la vita, riceverlo significa in astratto poter continuare la propria esistenza e migliorarne le condizioni.
Molta letteratura è stata rivolta a queste ricerche, per non parlare di quella mitica e leggendaria sull'argomento, notevolmente suggestiva.
La vicenda della trasfusione si svolge da Ippocrate di Coo, che prescriveva la somministrazione di sangue nella terapia del mal caduco, ad una notizia delle antiche scritture in cui si accenna alla guarigione di un principe lebbroso attraverso la somministrazione per via orale di sangue fresco; da Tarquinio Prisco, quinto re di Roma, che accetta il sangue della propria moglie Tanaquil, alla narrazione poetica e allucinante di Ovidio nelle sue Metamorfosi in cui è cenno della cura cruenta praticata dalla maga Medea al vegliardo Esone per ridargli vigore e giovinezza fino alle varie magie stregonesche
di cui è piena la cronaca medioevale, per giungere alle conquiste che segnano con Folli la strada da percorrere per le realizzazioni della moderna possibilità emotrasfusionale.
Fondamentale era stata all'inizio del secolo la scoperta che Landsteiner aveva fatto nelle sue ricerche notando nel sangue umano la presenza di particolari sostanze, le isoagglutinine, che permisero la classificazione dei gruppi sanguigni della razza umana e più in là l'indicazione del fattore responsabile di accidenti trasfusionali fino ad allora inesplicabili, attraverso il meccanismo di isoimmunizzazione, quel fenomeno che determina in un essere umano la produzione di anticorpi allorché esso subisce la introduzione di antigeni, come ad esempio la trasfusione di sangue umano di gruppo incompatibile.
Tale fattore, chiamato Rhesus o Rh, positivo ò negativo, ha giocato una parte importantissima nei progressi compiuti dalla clinica e dalle ricerche di laboratorio.

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